ANTONIO SANCHEZ
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ANTONIO SANCHEZ

Quando una potenza arriva sulla scena, sia nel campo dello sport, della letteratura o della musica, ciò che attrae inizialmente sono i prodotti del talento, non il talento in sé. Come fruitori siamo sorpresi dalla prodezza, dalla tecnica, dall’ignegno umano che possono apparirci sovrumani quando presenti in un Michael Jordan, in un Garcia Marquez o in un Herbie Hancock. Ma appena la potenza si evolve, la sua vera natura si rivela e risulta non essere mai una semplice esibizione di tecnica ma piuttosto un amalgama di ispirazione, dono innato e durissimo lavoro. Da quando è arrivato a New York alla fine del 1990, Antonio Sanchez è stata una di quelle potenze da guardare e ricordare. Estraendo  un’incredibile varietà di colori della batteria, Sanchez sfida la natura con straordinari cambiamenti dinamici, colorazioni sottili, metriche complesse e un modernissimo uso delle clave. Sanchez non solo abbaglia con la sua tecnica erculea  ma, fatto più importante, egli swinga e lo fa secondo il senso che la parola ha nella vecchia scuola. Attraverso registrazioni come quelle di “Dr. Joe” di Chick Corea, “Wide Angles” di Michael Brecker, “Quartet Live” di Gary Burton, “Unity” di Avishai Cohen, “Jibaro” di Miguel Zenon, “In Pursuit” di Donny McCaslin e “Speaking Of Now”, “The Way Up”, e “Day Trip” di Pat Metheny la brillante evoluzione di Sanchez è diventata evidente a tutti. Il nuovo album di Gary Burton è caratterizzato dal drumming di Antonio e la sua abilità di compositore è ben esemplificata dalla title track, “Common Ground”. L’album di debutto di Sanchez “Migration” (Cam Jazz, 2007) ha ottenuto una calorosa accoglienza dalla critica specializzata collocandosi fra i lavori più acclamati di quell’anno grazie alla partecipazione di vecchi amici (Corea e Metheny), a una musicalità eccezionale e a melodie memorabili che lo rendono tecnicamente avvincente e facilmente fruibile. Laureato magna cum laude presso i corsi jazz della Berklee, ex studente del New England Conservatory of Music e del prestigioso Conservatorio Nazionale Messicano, dove si è laureato in pianoforte classico e composizione, Sanchez si muove a proprio agio anche fra armonie e strutture compositive complesse e ciò, unito al suo amore e interesse per la musica di tutto il mondo, gli dà modo di produrre jazz ai più alti livelli oggi immaginabili.

Antonio Sanchez è nato a Città del Messico il 1 ° novembre 1971, nipote di una leggenda del cinema messicano, Ignacio Lopez Tarso. Si interessa alla batteria precocemente suonando rock con diversi gruppi locali. Dopo la scuola si iscrive al conservatorio conseguendo la laurea per poi tesferirsi a Boston dove vince diverse borse di studio, in particolare il Memorial Scholarship Buddy Rich e il Premio Zildjian. Nel 1997 il suo insegnante Danilo Perez lo consiglia a Paquito D’Rivera per la Dizzy Gillespie Orchestra delle Nazioni Unite. Più tardi, quello stesso anno, entra a far parte del  trio acustico di Danilo Perez col quale parte per un intenso tour internazionale e con lui realizza l’album “Motherland” che riceve una nomination per il Grammy. Pochi anni dopo Sanchez incontra Pat Metheny che lo invita a unirsi al suo gruppo. Il debutto di Sanchez con il Pat Metheny Group avviene con l’album “Speaking of Now” del 2002, vincitore del Grammy Award nella categoria “Best Contemporary Jazz Album” Da allora Sanchez è membro stabile dei gruppi di Metheny. Oggi, Sanchez è uno dei batteristi più richiesti della scena jazz internazionale. Oltre che a quelli di Metheny partecipa sia alle registrazioni che ai tour di Chick Corea, Gary Burton, Kenny Werner, Charlie Haden, Dee Dee Bridgewater, Dianne Reeves, e Toots Thielmans. Collaborata con la nuova generazione di musicisti che comprende Joshua Redman, Chris Potter, John Patitucci, David Sanchez, Marcus Roberts, Avishai Cohen, Miguel Zenon, Scott Colley, Dave Samuels, Luciana Souza, Billy Childs, e Claudia Acuña, per citarne solo alcuni. Nel 2007 ha pubblicato “Migration” il suo primo album per la CamJazz al quale sono seguiti “Live in New York at Jazz Standard” (2010), “New Life” (2013), “Three Times Three”(2014), tutti molto interessanti. Nel 2015 ha vinto il Golden Globe per la colonna sonora del film “Birdman”di Alejandro Gonzales Inarritu.

In tour col suo quartetto “Migration” con Seamus Blake al sax, John Escreet al piano e Matt Brewer al basso

Agente esclusivo Elisa Denis: elisa@antonellovitale.it